06 febbraio 2018 

L’AQUILA. Una nuova fabbrica che si occuperà della trasformazione della plastica, che non è semplice riciclo.
Sorgerà sempre nel Tecnopolo d’Abruzzo, a Pile, il complesso diretto da Roberto Romanelli, che sta decollando in maniera esponenziale, forse oltre ogni più rosea aspettativa. Un polo che ospita la ricerca più avanzata nel campo tecnologico, industrie che stanno aprendo la strada all’Aquila come capofila in tutto l’Abruzzo – e in certi casi anche in Italia, come l’Accord Phoenix – alla green economy, ritenuta l’industria del futuro.
Aziende senza produzione di materiali o fumi o esalazioni inquinanti, dove convivono ricercatori e specialisti provenienti da tutto il mondo. È facile oggi nella mensa del Tecnopolo d’Abruzzo dell’Aquila incontrare professionisti inglesi, tedeschi, cinesi, americani.
Un complesso che, grazie all’acume della proprietà e della direzione, si sta sviluppando portando L’Aquila alla ribalta del mercato tecnologico europeo e mondiale. L’esempio della Zte (di cui parliamo nell’articolo in alto) è emblematico.
La nuova fabbrica destinata ad aprire nel Tecnopolo d’Abruzzo, si occupa del trattamento dei rifiuti della plastica. Mentre la Accord Phoenix trasforma in materie plastiche i rifiuti elettronici, questa nuova realtà si occuperà solamente di rifiuti plastici.
Anche in questo caso non ci saranno emissioni di fumi, perché nulla verrà bruciato e tutto sarà realizzato a livello meccanico.
Dell’arrivo della nuova azienda, che dovrebbe essere una sorta di consorzio di imprese straniere, quindi un’industria estera, ne dà conferma il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli, che però resta molto abbottonato e prudente: «Siamo ancora in una fase molto embrionale, quindi non possiamo dire nulla. Soltanto che c’è una trattativa in corso e che potrebbe andare a buon fine, così come è accaduto per l’Accord Phoenix, alla quale nessuno credeva».
La nuova fabbrica dovrebbe sorgere vicino all’Accord Phoenix, ma non c’entra nulla con lo stabilimento inaugurato ieri. Lolli ha anche ricordato un momento triste del complesso di Pile, «quando, prima del terremoto, in questa stessa fabbrica c’erano cinquemila persone. Che ora non ci sono più. E man mano si sono ridotte a 140».(v.p.)

Fonte: https://www.ilcentro.it/